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Castelli di Cannero

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È la sera di Ferragosto, attorno ad una tavola imbandita di carne alla griglia e dopo un tuffo a Castelveccana, Romano mi propone per il giorno successivo un tuffo sulla parete dei Castelli di Cannero. I Castelli di Cannero, conosciuti anche come Castelli Malpaga , furono abitati dai Fratelli Mazzardi, detti Mazzarditi , nel XIV secolo. Ad inizio del 1404 i Mazzardi si impadronirono della Malpaga che usarono come fortino per compiere azioni di pirateria lungo l’interno Verbano allo scopo di crearsi una sorta di piccolo “stato privato”. Dopo circa un decennio il Duca di Milano, Filippo Maria Visconti, sotto pressante richiesta dei rivieraschi, mandò un esercito di cinquecento persone ad assediare la residenza dei Mazzardi, che furono esiliati. I Castelli furono concessi alla famiglia Borromeo che se li tramandarono di padre in figlio. Ludovico Borromeo fece costruire, in onore della famiglia padovana, capostipite dei Borromeo, una rocca detta “Vitaliana”; dopo la sua morte, la rocca fu progressivamente abbandonata e nel corso dei secoli successivi divenne rifugio di contrabbandieri e pescatori. Oggi è possibile vedere i resti del castello e della rocca emergere in mezzo al lago. 16 Agosto. L’appuntamento è al porticciolo di Caldè, io e Silvia arriviamo e vediamo Romano e Cristina venire verso il molo con il gommone. L’immersione è fattibile solo arrivando in barca ai Castelli, e da Caldè servono circa venti minuti. La giornata è limpida, si apprezza un leggero vento, quasi da non credere date le condizioni autunnali del giorno prima. Carichiamo le attrezzature sul gommone tra gli sguardi incuriositi dei turisti, dopodichè Romano volge la prua del gommone verso Cannero. La navigazione è un po’ “ballerina”, il vento ha alzato le onde, ma il tempo scorre per noi veloce: siamo pieni di curiosità riguardo al sito di immersione che stiamo raggiungendo, incoraggiati anche dalla narrazione storica di Romano. Dopo venti minuti arriviamo ai Castelli, sono circa le 13 e la zona sembra affollata di barche di turisti. Romano cerca un punto di attracco e dopo qualche giro attorno alle isolette lo individua, prepara una gassa e Cristina si tuffa ad ormeggiare il gommone. In barca procediamo con molta calma, il tempo è favorevole e la giornata si fa davvero piacevole, mi preparo ed entro in acqua seguito da Romano e Silvia, mentre Cristina rimane in barca. Controlli, GUE EDGE e si scende! La parete che ci troviamo di fronte è praticamente verticale, liscia e scende a strapiombo, ma la visibilità nei primi metri è pessima e una leggera corrente, abbastanza insolita al lago, ci impegna nella discesa. Appena passiamo quota -20 metri tutto cambia, la corrente cessa e come se fossimo su un’auto che esce da un banco di nebbia, riacquistiamo tutta la visibilità, tra l’altro quasi incredibile per questo periodo: ci sono circa 30mt. Seguiamo la parete in discesa, a circa 28mt la parete rientra e scende sul fondo in contropendenza, lo spettacolo che ci offre è molto suggestivo, ha un colore rossastro come la ruggine che la rende scura, ma alla stesso tempo riflette la luce come cristalli in una miniera, le alghe pendono dalla contropendenza come stalactiti tutto è molto bello. Inoltre a farci compagnia incontriamo parecchie bottatrici. Proseguiamo lungo la parete in fila indiana, mantenendo la comunicazione con le torce, Romano apre la fila, Silvia in mezzo e io chiudo. Dopo circa 15 minuti di pinneggiate, vedo Romano fermo che cerca di pulire con una mano qualcosa sul fondo. Ci avviciniamo e subito non capisco di cosa si tratta, mi alzo leggermente sopra di lui per avere una visione più globale e grazie l’illuminazione delle tre torce noto che dal fango emerge la chiglia di una piccola imbarcazione di legno. Mi muovo verso Romano aiutandolo a spostare fango dal fondo, mentre Silvia ci illumina la scena, riusciamo a notare il fasciame che costituiva la prua dell’imbarcazione, ma la nuvola di fango, il tempo e il gas non ci sono a favore, e dopo aver preso riferimento del sito, proseguiamo il nostro giro. La parete cambia spesso conformazione e si sposta in modo sinuoso rispetto il litorale, ogni 30 metri circa sembra di essere in un altro posto. Passano circa 27 minuti e in accordo decidiamo che può bastare, pollici verso l’alto e iniziamo la risalita. Mentre risalgo mi chiedo di che secolo possa essere la barca che abbiamo trovato sepolta, magari è recente, ma a giudicare da quanto fango la copre e dal tipo di costruzione non lo sembra. Mi chiedo cosa possiamo fare per fare una ricerca e Romano in superficie mi illumina!! Salpate le attrezzature in barca ci ancoriamo sull’isolotto a fianco della rocca dove tutt’ora c’è una torre, e passiamo qualche ora al sole, un veloce pic nic, un sonnellino e si fa rientro verso Caldè. Il vento nel frattempo è calato e il viaggio di ritorno è più breve. Non ho mai visto il tramonto dal centro del lago Maggiore, è posso dire che è molto romantico. Arrivati al porto, scarichiamo le attrezzature e aiutiamo Romano e Cristina a mettere il gommone sul carrello, un buon aperitivo e ci salutiamo con la promessa di tornare presto a conoscere il mistero della barca dei Mazzardi. Negli ultimi anni sono state avanzate ipotesi di ristrutturazione della Rocca Vitaliana, l’operazione finalizzata a rendere turisticamente “fruibile” la rocca è osteggiata dalle associazioni ambientalistiche.

Testo: Alessandro Zampini - Silvia Guenzani
Foto: Cristina Mozzi – Alessandro Zampini
Ringraziamenti a: Romano Rampazzo